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La violenza sulle donne: una lettura psicoanalitica

Come in "Miss Violence", la violenza si può nascondere dietro un'apparente normalità.

Come in “Miss Violence”, la violenza si può nascondere dietro un’apparente normalità.

Nel 2013, il 35% delle donne italiane ha subito una violenza fisica o sessuale, la maggior parte delle quali è avvenuta in ambito familiare: ad es. il 38,6% degli omicidi di donne sono stati commessi dal partner e il numero di donne uccise dal 2005 al 2012 è in lieve ma costante crescita in Italia.

Alla base di questo fenomeno si collocano diverse cause.

Innanzitutto gli uomini sono molto più violenti delle donne: commettono molti più omicidi delle donne (tra l’altro prevalemente li commettono verso altri uomini).

Una possibile spiegazione della maggior violenza degli uomini potrebbe essere, secondo una lettura psicoanalitica fornita alla conferenza “Paura della donna, violenza e trauma in una società in crisi” tenutasi il 5 aprile a Cesena, la necessità dei maschi di tutelare la conversazione della specie e di tenere per sé la compagna con cui riprodursi: gli uomini ucciderebbero quindi per gelosia.

A sostegno di quest’ipotesi, si pone anche il dato per cui i maschi hanno un numero molto più elevato di comportamenti devianti rispetto alle femmine, tranne che per quanto riguarda il bullismo, che avviene in età prepubere, quando la differenziazione tra maschi e femmine si deve ancora definire.

La violenza sulle donne può quindi essere considerata una tattica di controllo e qui svolge un ruolo la gelosia, che ha la funzione di mantenere il rapporto utilizzando comportamenti coercitivi. La gelosia spesso segue un percorso con i tre seguenti step:

  • sospetto di infedeltà

  • tattiche di controllo

  • violenza.

 La percentuale di omicidio aumenta di 5 volte quando la vittima lascia il compagno per un altro partner o quando c’è la gelosia del compagno.

In particolare, l’aumento di violenza sulle donne nella nostra società e l’aumento della sua diffusione nei mass media potrebbe riflettere l’ambivalenza contemporanea sia degli uomini sia delle stesse donne verso l’indipendenza della donna.

Quello che in psicoanalisi viene definito “fantasma di eccesso” della donna (cioè la fantasia della sua superiorità o onnipotenza in quanto generatrice) sarebbe stato “bilanciato” in epoca pre-femminista dalla dipendenza emotiva ed economica della donna nei confronti dell’uomo e dall’esclusione della donna dai ruoli di potere, mentre nella società contemporanea, segnata dall’indipendenza femminile, tale fantasma comporterebbe la violenza degli uomini sulle donne come reazione alla propria impotenza simboleggiata dall’angoscia di castrazione.

A conferma di questo, nella sua esperienza di lavoro presso il carcere di Rebibbia, Giuffrida ha rilevato che gli uomini “sex offenders” hanno un’idea idealizzata delle donne che vengono viste come esseri superiori; naturalmente oltre a tale idealizzazione è presente un processo di scissione perché hanno fatto violenza su donne che hanno svalutato.

La violenza può generarsi quando si rompe il regime fusionale tipico dell’innamoramento, il che può generare sofferenza e può essere inaccettabile per alcune persone, che quindi tentano di controllare il partner e di ripristinare la fusione: allora la superiorità fisica viene utilizzata dagli uomini per compensare la “debolezza” da loro vissuta nel momento in cui soffrono per l’individuazione dell’altro.

Proprio l’individuazione delle donne e la loro ribellione nei confronti degli uomini può comportare un aumento degli episodi di violenza e un aumento della segnalazione di tali eventi: una volta le donne potevano subire ugualmente violenza ma rimanere più freuqentemente in silenzio.

Purtroppo la violenza domestica sulle donne si perpetra spesso in un contesto di silenzio delle vittime, che possono tacere per paura di rimanere da sole, di rovinare la famiglia, di perdere i figli o di perdere il supporto economico; per questo, il numero effettivo delle violenze domestiche rimane oscuro.

All’interno dei comportamenti di violenza domestica, si colloca anche lo stalking, che comprende atteggiamenti e comportamenti persecutori al fine di generare paura e ansia, il che causa una limitazione nella vita della vittima.

Lo stalking non è un comportamento genere – specifico, ma è più diffuso tra uomini; l’incidenza tra le femmine è tra il 10 e il 25%.

Tra gli uomini, la tipologia di stalker più diffuso è il “respinto”, mentre tra le donne è la bisognosa d’intimità (erotomane).

Altri tipi di violenza sono:

  • la violenza psicologica: ad es. l’avvelenamento quotidiano attraverso frasi ripetute come “Sei una stupida” o la costrizione a far l’amore tutte le mattine da parte del marito che in caso contrario le negava l’amore

  • la colonizzazione dell’altro: ad es. l’uomo avanza i propri territori di dominio, togliendo al partner amici, interessi, ecc.