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alleanza terapeutica

L’EMPATIA

L’empatia è la capacità di percepire i sentimenti e le emozioni di un altro individuo ed è necessaria per fondare un rapporto supportivo, poiché per aiutare un’altra persona occorre innanzitutto cogliere il suo vissuto psicologico ed emotivo.

Un ascolto empatico, teso a cogliere sia la comunicazione verbale sia quella non verbale, è uno strumento di comprensione e un mezzo per mostrare all’altro considerazione e interesse; in questo modo facilita la relazione e aiuta l’interlocutore a “capire” la propria comunicazione e a verbalizzare i propri sentimenti ed emozioni.

Provare empatia non significa instaurare tra operatore e persona assistita un rapporto di amicizia e simpatia; al contrario, lo stabilirsi di un rapporto di simpatia pregiudica l’obiettività e trasforma il rapporto supportivo (il cui fine è terapeutico) in un rapporto di amicizia (il cui fine è il rapporto stesso). L’antipatia impedisce invece qualunque rapporto terapeutico.

L’empatia è in sostanza il risultato di un rapporto professionale equilibrato con il paziente, il quale evita sia l’eccessivo coinvolgimento emotivo che l’isolamento affettivo.

L’eccessivo coinvolgimento si ritrova talvolta nell’operatore sanitario agli inizi della sua pratica professionale; questo lo espone a gravi pericoli di valutazione e al rischio di confondere il ruolo professionale con quello amicale.

Inoltre, l’operatore potrebbe reagire ai pericoli dell’eccessivo coinvolgimento con l’isolamento affettivo, che rappresenta una relazione di difesa di fuga dalla relazione con il paziente.

E’ opportuno anche distinguere l’empatia da quello che viene definito come “contagio emotivo”, cioè da quelle forme di condivisione immediata ed involontaria, caratterizzate dall’assenza di mediazione cognitiva, che si vedono ad esempio in certi fenomeni di gruppo.

“Comprendere una persona significa mettersi nel suo angolo visuale per capire le cose come le capisce lui, adottare i suoi schemi mentali, ragionare partendo dalle sue premesse […] Comprendere una persona non significa condividere le sue idee o approvare le sue decisioni, ma rendersi conto che, nel suo quadro mentale, esse hanno una loro coerenza e una loro oggettività” (D’Alessandro, 1991).