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alleanza terapeutica

L’alleanza terapeutica

liottiNel corso del workshop “L’alleanza terapeutica come fattore di cura nei disturbi dell’adulto conseguenti a traumi cumulativi nell’infanzia (disturbo da stress post-traumatico complesso)” tenutosi ad Ancona il 30 settembre 2016, il dr. Giovanni Liotti, uno dei massimi psichiatri psicoterapeuti italiani, ha riportato i dati di interessanti studi sull’efficacia della psicoterapia.

Il miglior predittore dell’andamento di una terapia non sta nell’utilizzo di particolari tecniche né in un’alleanza terapeutica costantemente buona, ma in un andamento a U dell’alleanza: dopo una buona partenza basata su una relazione paritetica, si dovrebbe verificare un crollo legato all’entrata in atto di processi patogeni, per poi risalire lavorando in modo transferale su tali processi.

Il sistema cooperativo crea e mantiene l’alleanza terapeutica: mantenere attivo tale sistema motivazionale, al posto del sistema di attaccamento, è fondamentale in particolare nella terapia con pazienti che vengono da storie traumatiche di sviluppo e/o che hanno sviluppato nell’infanzia un attaccamento disorganizzato, perché per queste persone l’attivazione del sistema di attaccamento nei confronti del terapeuta è pericolosa proprio perché l’attaccamento è disorganizzato, quindi caratterizzato da modelli operativi interni (o schemi) multipli, contradditori e non integrati.

L’alleanza si costruisce tramite la condivisione:

  1. degli obiettivi

  2. dei compiti: definizione del setting, delle tecniche (compiti per raggiungere gli obiettivi), delle aspettative positive e negative

  3. del legame.

Nelle fasi di rottura, occore intervenire tramite le seguenti fasi:

  1. riconoscimento: caratterizzato ad esempio dalla presenza nel terapeuta di emozioni sgradevoli o troppo gradevioli (risposte disregolate) e da un irrigidimento verso un atteggiamento troppo tecnico per affrancarsi dall’impotenza (i terapeuti possono fare più interpretazioni o giustificare il proprio agire)

  2. sospensione dell’agire terapeutico (con sintonizzazione su componenti marginali del paziente), il che porta all’effetto benefico di una riduzione delle emozioni spiacevoli

  3. analisi motivazionale:

    a) dei temi specifici espressi dal paziente (obiettivi, compiti, legame)

    b) del clima motivazionale

  4. formulazione degli interventi:

– negoziazione dei compiti e degli obiettivi terapeutici

– discussione sulla fiducia reciproca e sulle situazioni che l’hanno eventualmente compromessa

– condivisione sull’andamento della seduta tramite un feedback al suo termine.

Occorre quindi privilegiare la regolazione affettiva rispetto alla mentalizzazione e riparare la rottura dell’alleanza o affrontandola direttamente partendo dal qui ed ora della relazione o indirettamente spostando il focus sui contesti interpersonali extrateraperautici, il tutto all’interno di un atteggiamento terapeutico diretto e spontaneo.