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coronavirus

La vita ai tempi del coronavirus secondo Recalcati

Nell’ambito della rassegna di webinar “Home sweet home” promossa da Psicologia Applicata (www.istitutopsicologia.com), il famoso psicoanalista Massimo Recalcati ha analizzato la vita ai tempi del coronavirus dal punto di vista psicologico.

Innanzitutto ha sottolineato come sia stato ridato il giusto valore ai social: mentre prima erano uno strumento di asocialità, ora la connnessione non è più un’iperconnessione patologica (tipica delle persone affette da fobia sociale) ma una modalità per preservare le relazioni. I social rappresentano il tentativo di creare un varco di fronte alla chiusura imposta giustamente dai decreti governativi.

Il coronavirus rappresenta un trauma collettivo, che come tutti i traumi è un evento inatteso di fronte al quale siamo indifesi: per questo motivo, implica lo spavento, l’inermità, l’impotenza.

Ha poi suscitato tre tipi di angosce che is stanno succedendo nel tempo:

  1. angoscia persecutoria: inizialmente ha ribaltato lo schematismo tradizionale amico / nemico, perché proprio l’amico può essere porattore del male e quindi il nemico può essere ovunque; il distanziamento sociale è una paranoia indotta (seppur giustamente), per cui l’unico luogo sicuro è la casa

  2. angoscia depressiva (collettiva): attualmente tutti stiamo sentendo il rischio di perdere il mondo come lo conoscevamo prima

  3. angoscia del cambiamento: stiamo passando alla consapevolezza di dover convivere col virus, di dover accantonare la fantsia narcisistica infantile che ilmondo tornerà come prima, di dover vivere nella paura e nel coraggio allo stesso tempo, integrando vita e morte, anzichè scindendo.

Il trauma, come l’incubo, ci sveglia dal sonno:

  • dell’iperattivismo: siamo stati costretti a fermarci, a prendere le misure col tempo vuoto

  • dalla concezione individualista e “proprietaria” della libertà: il coronavirus ha reso evidente che “nessuno si salva da solo”, che siamo dipendenti dagli altri, che l’individualismo è un’illusione narcisitica e che la libertà non è fare quello che vogliamo ma sta nella connessione con l’altro, nel preoccuparsi non solo per sé ma anche per l’oggetto (ad es. nel mettersi le mascherine non per proteggere se stessi ma gli altri).

Per questo, per Recalcati sarebbe terribile se tornassimo a vivere come prima.

Infine, Recalcati sottolinea come il coronavirus non dovrebbe danneggiare l’euilibrio psichico dei bambini, che anzi potranno beneficiare dell’avere a disposizione le uniche figure importanti per loro, cioè i genitori.

Chi verrà colpito saranno gli anziani (costretti alla solitudine) e gli adolescenti, che vengono privati di ciò di cui hanno bisogno, dell’amore che passa attraverso il corpo. Recalcati però auspica e crede anche che i giovani potranno sperimentare un ritorno a un amore stilnovista, caratterizzato da una distanza che fa bene al desiderio, da un’astinenza dal sesso che potrà rinnovare l’amore.

Infine, evidenzia un fenomeno che ho già notato nella pratica clinica: il coronavirus sta portando benefici ai tanti giovani fobico-sociali che si sono ritirati in casa (v. il fenomeno dell’hikikomori): si sono riattivati e hanno recuperato il piacere della relazione, adesso che non lo vivono più come obbligo, ora che non c’è più alcuna pressione alla relazione.