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La terapia del perdono

Non si può imporre a un paziente la terapia del perdono, ma gliela si può proporre come un’esperienza di uscita dalla sofferenza; si può anche non parlare di perdono, ma di necessità di figliol prodigo di fare pace col passato, di “abbandonare ogni speranza di un passato migliore”.

La terapia del perdono si può appplicare nel:

  • Disturbo Depressivo Maggiore, che può comprendere rabbia non sempre espressa perché non ci si sente compresi per la perdita

  • Disturbo Borderline di Personalità, dove il paziente si sente in credito con l’esistenza per i torti subiti e si sente arrabbiato per ciò che ha subito nel passato, per cui lo si può aiutare a mettere un punto

  • Ipocondria, in cui il paziente non si sente compreso sia dai curanti sia dalle persone vicine.

I fattori cognitivi ed emotivi che modulano il perdono sono:

  1. empatia verso il trasgressore

  2. riconoscimento dei propri difetti e manchevolezze

  3. valutazioni e attribuzioni generose del comportamento del trasgressore (ad es. l’abusato può valutare che l’abusante può essere stato lui stesso vittima di abuso)

  4. ruminazioni

  5. entità dell’offesa.

  1. L’empatia emotiva comprende sentimenti di benevolenza e compassione congrui ai possibili vissuti di colpa dell’offensore, ma non sempre è possibile, mentre attraverso l’empatia cognitiva (sempre possibile) la vittima può provare a rivedere l’offesa dal punto di vista del trasgressore, a comprendere il suo modo di valutare la situazione. Chi empatizza si vendica di meno ed evita di meno, mentre è più incline al perdono, ma quando ci si lavora il terapia il paziente spesso può mettere in atto difese.

  2. Se i pazienti sperimentano sensazioni di ipocrisia e di dissonanza, cogliendo di aver messo in atto comportamenti simili, sono più disponibili a empatizzare col trasgressore.

  3. Uno dei motivi per cui è difficile perdonare è l’incapacità di trovare circostanze attenuanti. Allo scopo di introdurre il beneficio del dubbio, si possono fare domande sull’intenzionalità del trasgressore, sulla sua responsabilità, sul suo desiderio di far soffrire l’altro e sull’importanza per la vittima delle norme violate. Ad es. si può invitare il paziente a considerare che l’offensore può essere una persona gravemente disturbata o a sua volta abusata.

  4. Le ruminazioni, intese come focalizzazione sui propri sentimenti di sofferenza, su possibili cause e conseguenze di questi sintomi, sostengono il desiderio di vendetta e la disposizione all’evitamento, impediscono il processo di perdono ed entrano in conflitto con i comportamenti di problem solving, favorendo lo sviluppo di disturbi quali la depressione e l’ansia. Inoltre la rabbia che si sperimenta durante la ruminazione è simile a quella che si prova quando si subisce l’offesa. Una falsa credenza diffusa nei pazienti è che le ruminazioni siano più forti di lui; la comparsa nella mente è involontaria, ma tutta l’attività del valutare come è andata è soggetta al controllo volontario.

  5. Da un punto di vista psicologico non esistono offese impossibili da perdonare. Un’offesa è considerata più grave quando:

  • è reiterata

  • è frutto di un atto commesso (anziché di un’omissione)

  • l’offensore è una persona vicina

  • è gravemente lesiva dell’autostima.

Le scuse e la richiesta di perdono facilitano la possibilità di perdonare.

Si può proporre la terapia del perdono perché:

  • promuove il benessere psico-fisico (ad es. perdonare dimunuisce la pressione arteriosa e migliora la funzionalità cardio-vascolare)

  • aiuta a riparare e preservare le realzioni interpersonali più intime e supportive

  • il grado di perdono profuso in relazioni affettive fa percepire migliore la relazione sia per chi perdona sia per il perdonato.

Le componenti della terapia del perdono implicano:

  • il ricordo dell’evento con l’espressione della rabbia e dei sentimenti esperiti allora e in seguito

  • la validazione dell’esperienza

  • la facilitazione dell’empatia verso il trasgressore

  • l’incoraggiare la vittima a riconoscere la propria fallibilità: così come il paziente ha avuto bisogno di essere perdonato, così può perdonare.

Per il terapeuta, l’obiettivo non è far riconciliare il paziente col trasgressore né farlo diventare una persona moralmente più elevata, ma farlo star bene.