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alleanza terapeutica

Il piano di trattamento

L’utilizzo di un piano generale di trattamento permette innanzitutto di tener conto dei passi da compiere nell’intervento terapeutico e di prevedere quali siano le condizioni che devono esserci e le tappe che devono essere state raggiunte per arrivare fino alla risoluzione del contratto e quindi agli obiettivi attesi.

Riprendendo la suddivisione di Makover (1999), la pianificazione del trattamento aiuta a organizzare le ipotesi e le tesi del terapeuta cercando adeguate strategie e tecniche per mete e scopi precisi. Così il terapeuta può evitare il rischio di appoggiarsi eccessivamente sulla sua intuizione, che dev’essere diretta e accompagnata dall’elaborazione per costruire un quadro coerente del percorso di cambiamento e dei possibili blocchi.

Oltre a Makover, De Nitto (1994) ha fornito un’ottima cornice teorica per individuare i passi della terapia (problema – obiettivo – ipotesi di blocco – strategie e tecniche – verifica).

Molto utile e integrabile col modello di Makover (1999) anche la schematizzazione più propriamente analitico-transazionale descritta da Novellino (Novellino, 1990; Novellino e Moiso, 1990), secondo la quale, dopo la costituzione dell’alleanza, deve avvenire la fase della decontaminazione, quindi un eventuale riapprendimento, per poi passare alla deconfusione e al definitivo riapprendimento.

L’elaborazione di un piano di trattamento è utile perché prevede i seguenti vantaggi:

– comporta un’analisi dei problemi in modo dinamico, con attribuzione di priorità

– sintetizza i problemi alla luce della loro relazione con l’obiettivo finale

– contratta gli obiettivi a partire dai problemi portati e dalle richieste esplicitate

– prevede l’elaborazione ed esplicitazione di un contratto Adulto, che consente di verificare a fine terapia il raggiungimento degli obiettivi

– consente di prevedere l’obiettivo finale e le mete intermedie da raggiungere

– implica la selezione delle strategie e delle tecniche più adeguate per quelle mete e per quel cliente col suo specifico adattamento di personalità

– aiuta a prevenire e intuire eventuali impasse e resistenze al cambiamento e a gestire e prevenire eventuali momenti di crisi e di riattivazione del copione

– consente di verificare come procede il processo terapeutico e il progresso psicologico, attraverso la verifica del raggiungimento delle mete

– prevede la possibilità di rivedere il piano alla luce dell’emergere di nuovo materiale o dell’accadimento di eventi esterni ed eventualmente di ricontrattare nuovi obiettivi

– consente di stabilire indicativamente il tempo della psicoterapia o almeno se si tratterà di una terapia a breve o a lungo termine, alla luce del tipo di contratto (sociale, cioè di scomparsa dei sintomi, o di autonomia, quindi di cambiamento del copione)

– porta a valutare la necessità o meno di soluzioni terapeutiche particolari, come la necessità di più sedute alla settimana, di una terapia di gruppo.

BIBLIOGRAFIA

  • De Nitto C. (1994). Le fasi strategiche del contratto. Bari: Atti del Convegno Nazionale di Analisi Transazionale.

  • Makover R.B. (1999). La pianificazione dei trattamenti in psicoterapia. Roma: LAS.