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disturbo di personalità

IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO DI PERSONALITA’

qualcosa è cambiatoI soggetti affetti da Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità presentano schemi duraturi di comportamento egosintonici, mentre nel disturbo ossessivo-compulsivo (non di personalità) i sintomi (ossessioni e compulsioni) sono egodistonici. Questo significa che le caratteristiche di personalità raramente causano disagio agli stessi pazienti e possono anche essere considerati come altamente adattivi.
La tipica devozione rigorosa al lavoro permette di raggiungere un successo rilevante in professioni dove l’attenzione al dettaglio è essenziale, però il successo nella sfera professionale è spesso ottenuta ad un prezzo elevato: le altre persone significative spesso trovano difficile vivere con il paziente e frequentemente lo spingono a chiedere una consultazione psichiatrica.

Mentre nelle ricerche psicodinamiche vengono notate prevalentemente somiglianze (molti individui con sintomi nevrotici ossessivo-compulsivi avrebbero anche una sottostante struttura caratteriale di tipo ossessivo-compulsiva), negli studi empirici non-psicodinamici si ritrova un’ampia gamma di disturbi di personalità nei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo.

Secondo le tesi psicodinamiche, tali pazienti avrebbero vissuto l’esperienza di non essere sufficientemente valorizzati od amati dai propri genitori, per cui nutrirebbero un forte ma inappagato desiderio nostalgico di dipendenza e una riserva di rabbia verso i genitori per non essere stati più disponibili emotivamente; in modo difensivo tali pazienti troverebebro sia la rabbia sia la dipendenza consciamente inaccettabili.

L’intimità nelle relazioni fa sorgere la possibilità di essere travolti da intensi desideri di essere amati, con il concomitante potenziale di frustrazione connesso con questi desideri, per cui i sentimenti inerenti alle relazioni di intimità sono minacciosi perché contengono la potenzialità di “far perdere il controllo“, che costituisce la paura fondamentale, che viene contrastata dal bisogno di controllare gli altri.

I pazienti sarebbero cresciuti con la convinzione che, solo se raggiungono uno stato di perfezione trascendente, allora possono finalmente ricevere l’approvazione e la stima dei genitori, mancata da bambini. Il Genitore insoddisfatto è stato interiorizzato come un Super-Io troppo esigente, per cui tali soggetti sembrano spinti verso la “perfezione” soprattutto dal desiderio di ottenere un sollievo dal proprio Super-Io che li tormenta piuttosto che da un genuino desiderio di piacere: per questo raramente sembrano soddisfatti dei loro successi. Quando non soddisfano le richieste del loro Super-Io per lungo tempo, può emergere una depressione.

Sempre rispetto alle relazioni, tali soggetti possono incontrare difficoltà, perché si comportano come fanno perché devono, senza alcun riguardo al modo in cui il loro comportamento si ripercuote sugli altri. Inoltre, come già detto, proprio per la sensazione infantile di non venire valorizzati, tendono a vivere un elevato livello di aggressività ed intensi desideri distruttivi inconsci, che porta gli altri ad allontanarsi o una loro contro-aggressione.

I pazienti cercano di essere sempre perfettamente razionali e logici: temono che ogni situazione emotivamente non controllata e la propria tendenza meccanica ad essere totalmente privi di emozioni possano spingere quelli che li circondano a distrarsi. Utilizzano schemi di pensiero rigidi e dogmatici in una modalità compensatoria per il sottostante dubbio di sé e per l’ambivalenza che affligge il paziente. Per questo possono rimuginare all’infinito su piccole decisioni, perché per loro il rischio di commettere un errore è così grande da precludere una decisione definitiva in un senso o nell’altro.