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disturbo di personalità

IL DISTURBO DI PERSONALITA’ SCHIZOIDE E SCHIZOTIPICO

Immagine_Cappuccetto_Rosso_schizoide

Personalità schizoide:  il desiderio di relazioni può non essere presente o può essere solo nascosto: al di là dell’apparente distacco, il paziente può esperire forti emozioni e desideri.

Personalità schizotipica:  variante attenuata di schizofrenia caratterizzata da un esame di realtà più o meno conservato, disturbi nelle relazioni e lievi disturbi del pensiero.

I diversi pazienti si collocano lungo un continuum schizoide-schizofrenico.

Comprensione psicodinamica

Isolamento

I pazienti affetti da Disturbo Schizoide o da Disturbo Schizotipico di Personalità spesso vivono ai margini della società.

Il loro isolamento e la loro anedonia possono indurre gli altri a rammaricarsi per loro e a ricercarli venendo però ripetutamente respinti.

  • Coacervo di contraddizioni

    Akhtar (1987): contemporanea presenza di due gruppi di manifestazioni:

  • scoperte: il paziente è distaccato, autosufficiente, distratto, disinteressato, asessuale, radicalmente morale

  • coperte: il paziente è molto sensibile, emotivamente bisognoso, molto attento e creativo, spesso perverso e corruttibile.

    Queste pluralità sono espressione di una scissione o frammentazione del Sé in diverse rappresentazioni di sé che rimangono non integrate.

  • Congelamento evolutivo

Lawner (1985): questi pazienti nutrono sentimenti e passioni verso gli altri, ma sono congelati sul piano evolutivo a un precoce stadio di relazione.

  • Fallimento nel ricevere

Nachmani (1984): il paziente sembra fondare la propria decisione di rimanere isolato sul convincimento che il proprio fallimento nel ricevere ciò di cui ha bisogno dalla madre implica che non possa fare alcun altro tentativo per ricevere qualcosa da figure significative incontrate successivamente.

  • Difetto fondamentale

Balint (1984): questi pazienti presentano una incapacità a relazionarsi causata da una significativa inadeguatezza nelle cure materne precoci.

  • Fairbairn (1954)

    Ritiro schizoide: difesa dal conflitto tra:

  • il desiderio di entrare in relazione con gli altri;

  • la paura che il proprio bisogno possa danneggiarli.

  • Fantasia di Cappuccetto Rosso:

il bambino che inizialmente percepisce la propria madre come rifiutante può ritirarsi dal mondo

  • la necessità del bambino cresce fino ad essere esperita come insaziabile

  • il bambino teme che la propria avidità divori la madre lasciandolo di nuovo solo

  • il bambino può proiettare la propria avidità nella madre, vissuta poi come divoratrice e pericolosa.

  • Dilemma fondamentale congelato nel tempo

I pazienti oscillano tra:

  • la paura di tenere gli altri lontani dai propri bisogni;

  • la paura che gli altri li possano soffocare o distruggere.

– I pazienti frequentemente sopravvalutano i propri contenuti mentali, percependoli come straordinariamente preziosi e temono di dare qualcosa di sé perché così facendo si svuoterebbero dei propri contenuti investiti narcisisticamente.

I pazienti comunemente usano l’esibizionismo come una difesa contro la paura di dare (il “mostrare” sostituisce il “dare”).

Funzione evolutiva

Il ritiro svolge una importante funzione evolutiva in quanto:

  • l’isolamento del paziente schizoide preserva l’autenticità che è assolutamente sacra per il Sé in evoluzione del paziente;

  • rappresenta un modo di comunicare con il Vero-Sé all’interno invece di sacrificare quell’autenticità ad interazioni artificiali con gli altri che porterebbero a un Falso-Sé.

  • Fantasie onnipotenti di solito accompagnano gli aspetti intimi del Sé verso cui il paziente si ritira, per puntellare una stima di sé fragile e alleviare l’ansia per la disintegrazione del Sé (Grotstein, 1977).

Considerazioni terapeutiche

I pazienti schizoidi e schizotipici possono essere aiutati con la psicoterapia individuale di tipo supportivo-espressivo, con la psicoterapia di gruppo o con una combinazione delle due.

Psicoterapia individuale

Fattore terapeutico: introiezione di una relazione terapeutica piuttosto che l’interpretazione del conflitto

Obiettivo: “sciogliere” le relazioni oggettuali interne congelate del paziente fornendogli una nuova esperienza di relazione

Epstein (1979): lo stile relazionale è dovuto a un fallimento maturativo:

– primario: inadeguatezza delle più precoci relazioni con le figure genitoriali;

– secondario: evocazione di simili relazioni nell’ambiente nel corso della vita.

Nel trattamento del paziente affetto da Disturbo schizoide o schizotipico di personalità, il terapeuta deve:

  • avere una straordinaria pazienza per via della lentezza e laboriosità del processo di interiorizzazione;

  • adottare un atteggiamento permissivo ed accettante verso il silenzio in quanto rappresenta una specifica forma di comunicazione non-verbale che può fornire informazioni essenziali sul paziente (identificazione proiettiva);

  • essere ricettivo rispetto alle proiezioni del paziente e controllare le proprie senza passare impulsivamente ad un agito controtransferale;

  • tollerare la delusione che i pazienti possano progredire soltanto in aree diverse da quelle della relazione;

  • funzionare da un Io-ausiliario sostenendo i pazienti in varie funzioni (esame di realtà, giudizio, differenziazione Sé-oggetto).