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antisociale

IL DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITA’

ragazze interrotteIl Disturbo Antisociale di Personalità può anche essere definito psicopatia o  sociopatia.

Descrizione clinica

Cleckley (1941):

1. Tutte le interazioni con gli altri sono caratterizzate dall’aggressività e dal potere piuttosto che da attaccamento affettivo.

2. L’unico prova di uno sviluppo del Super-Io è la presenza dei suoi precursori sadici che si manifestano in un comportamento sadico e crudele verso gli altri.

3. L’oggetto ideale interiorizzato è un introietto altamente aggressivo (oggetto-Sé estraneo) fondato su una figura genitoriale violenta o trascurante.

4. Non viene mostrato alcun interesse nel razionalizzare o nel giustificare moralmente il proprio comportamento.

5. Non c’è adesione a nessun sistema di valori che non sia l’esercizio aggressivo e sfruttante del potere.

Meloy (1988): totale assenza di empatia; stile relazionale sado-masochistico fondato sul potere invece che sul legame emotivo.

Person (1986): disturbo degli impulsi in cui l’immediato sollievo dell’ansia è più importante di qualsiasi conseguenza a lungo termine.

Fattori biologici

Contribuiscono in modo evidente all’eziologia e alla patogenesi, come dimostrato dai seguenti fattori:

  • la concordanza nei gemelli monozigoti è 2-3 volte maggiore rispetto ai dizigoti;

  • la presenza di alterazioni neuropsicologiche nel 91% dei psicopatici;

  • alcuni fattori ormonali e neurochimici, come un’iperattività a livello di SNA.

Fattori psicologici

Precoci problematiche nella relazione madre-bambino (privazioni o abusi).

I pazienti antisociali costruiscono un Sé grandioso patologico (come nel disturbo narcisistico), ma l’oggetto ideale è un introietto aggressivo.

L’oggetto interno ideale deriva da un oggetto-Sé estraneo, che riflette un vissuto del genitore come un estraneo di cui non fidarsi, che nutre sentimenti negativi verso il bambino. L’attaccamento emotivo del bambino verso la madre è deragliato poiché la madre viene vissuta come estranea o predatrice.

Nel successivo sviluppo del bambino coesistono due processi separati:

  • un profondo distacco da tutte le relazioni e da tutte le esperienze affettive;

  • una modalità maggiormente correlata all’oggetto caratterizzata da tentativi sadici di legarsi agli altri attraverso l’esercizio del potere e della distruttività.

Il ritiro dalle relazioni preclude un normale passaggio del bambino alla posizione depressiva e alla fase edipica dello sviluppo; i soggetti sono inconsapevoli degli altri come individui separati con sentimenti personali, per cui non sviluppano la capacità di provare ansie depressive o colpa in relazione alla preoccupazione degli effetti delle proprie azioni lesive sugli altri. I tentativi di suicidio tendono ad esprimere una rabbia narcisistica piuttosto che una genuina disperazione e un desiderio di morte.

  • Seria incapacità di introiezione

  • Grave deficienza dello sviluppo del Super-Io: completa assenza di qualunque sforzo per cercare di giustificare moralmente o di razionalizzare il proprio comportamento.